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7 novembre 2012

L'uragano Sandy può avere una correlazione con i cambiamenti climatici?

In questi giorni abbiamo sentito molto parlare dell'uragano Sandy. Il fenomeno partito come onda tropicale il 22 ottobre nel mare dei Caraibi, si è trasformato prima in depressione poi in tempesta caraibica fino ad essere promosso ad uragano il 24 ottobre sulle coste della Giamaica.
Classificato come uragano di grado 1 nella scala Saffir-Simpson, cioè come un uragano che avrebbe prodotto il minimo possibile di danni, al suo passaggio ha sconfessato completamente tale previsione. Questo cambiamento di intensità è dipeso da due fattori: il primo è che nei giorni precedenti al suo arrivo sulle coste degli Stati Uniti, Sandy ha incontrato e inglobato la corrente a getto polare che contrastando il caldo oceanico ha aumentato l'energia presente in atmosfera, e il secondo è dovuto alla presenza della luna piena e quindi al massimo per la marea.
Quello che si stanno chiedendo in questi giorni i climatologi e se effettivamente un fenomeno come questo possa dipendere dai cambiamenti climatici e quindi anche dalle attività umane.
Dalle ricerche prodotte dal National Center for Atmospheric Research sembrerebbe che Sandy da un lato è stato generato dalla contemporaneità di vari eventi meteorologici ma il 10% almeno dell'energia di tempeste e uragani è dovuta al riscaldamento globale, che ha provocato un aumento della temperatura media oceanica.
Da una recente ricerca di Charles Greene presso la Cornell University, così come da altri studi di climatologia, risulta che le attività umane possono avere anche un peso maggiore e la potenza di Sandy tanto quanto il suo percorso potrebbereo infatti dipendere strettamente dallo scioglimento dei ghiacci durante la stagione estiva e dalle conseguenti correnti atmosferiche generate al polo.
Lo scioglimento dei ghiacciai polari in estate provocherebbe una fase NAO (North Atlantic Oscillation) negativo durante l'autunno e l'inverno, cioè un suo spostamento verso sud-ovest. Una NAO in fase negativa fa in modo che aumentino le probabilità per il Jet Stream di muoversi in un disegno ondulato verso gli Stati Uniti, il Canada e l'Atlantico, causando incontri di masse d'aria calde-fredde come è avvenuto durante Sandy.
L'unica cosa certa in tutto questo è che mancano dei modelli in grado di descrivere e spiegare dettagliatamente fenomeni come Sandy e che forse sarà proprio quest'ultimo evento ad aiutarci nella comprensione e nella previsione di alcuni fenomeni. Intanto assicuratori, scienziati e giornalisti cominciando ad intravedere la possibilità di una relazione fra cambiamenti climatici e grandi tempeste, speriamo di avere al più presto notizie più certe.

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